PUOI RAGGIUNGERE TUTTI GLI OBIETTIVI SE NON T’IMPORTA A CHI ANDRA’ IL MERITO

ROSSANA RAGIONIERI

Blog Personale

Giornalista, laurea in pedagogia a indirizzo psicologico, post lauream sulla comunicazione, per anni socia FIDAPA nel consiglio distrettuale e nel nazionale, già socia AIDDA. Membro del Consiglio direttivo dell’ACS.
Coordinatrice del Comitato Tecnico Scientifico del Centro di documentazione tradizioni popolari e membro del Consiglio direttivo. Docente di filosofia al Liceo Machiavelli-Capponi, poi Dirigente nelle scuole del Circondario.
E’ autore di molti articoli, ricerche, pubblicazioni su riviste e libri.
LA SQUADRA NON È FATTA DAI NUMERO UNO, MA DA PERSONE CHE LAVORANO INSIEME

Le suore “giuseppine”. La prima a sn. in piedi è suor Gonzaga, la maestra che mi ha insegnato a suonare il pianoforte
Sul palco di Sanremo nel Convegno Lions del 2017
Il libro su Vanghetti ha ottenuto il XXXV° Premio Firenze per la Saggistica
Il quadro con l’unica immagine nota della antica facciata della Collegiata, ritrovata da Rossana Ragionieri e pubblicata dalla stessa per la prima volta sul libro “Le campane di Santo Stefano”.

FONTELUCENTE
Fascino e suggestione di un santuario fiesolano

Aula Magna, Seminario arcivescovile, Fiesole. Presenti il Vescovo Emerito Gastone Simoni e il sindaco di Fiesole Anna Ravoni.

STORIA DI UNA FARMACIA

Dall’introduzione di Franco Cardini
“Questo libro non è solo la storia di un esercizio commerciale e di tutto quel che vi rotava attorno…… è anche la storia della famiglia dei proprietari, i Castellani, che dette a Empoli un cittadino d’indiscusso rilievo come Alberto, glottologo, filologo e in particolare sinologo illustre… Così dalla “storia materiale”, si passa a quella civile e culturale vera e propria. In fondo, la “storia minore” non esiste. Queste pagine dimostrano come una farmacia, i suoi oggetti, le sue carte, siano in effetti una straordinaria terrazza affacciata sul passato di una comunità intera.

“Ho sfogliato le pagine di questo lavoro e ho percepito una miscela di grandi passioni. Quella per la cultura, quella per il buon gusto, quella per la ricerca che stimola sempre i migliori intelletti, ma soprattutto quella per Empoli….Doveroso è un grazie da parte di Empoli e per il ruolo che ho lo porgo da parte di tutti gli empolesi”.
Carlo Pasquinucci, vicesindaco di Empoli

Presentazione del libro “Quando a Empoli volava l’asino”, con l’avvocato Giuliano Lastraioli, Paolo Lunghi, l’architetto Mauro Ristori, l’archeologo Leonardo Terreni

San Pantaleo, verde antico

Prefazione di Monsignor Andrea Migliavacca, vescovo di San Miniato.
Il libro è stato presentato nella curia di San Miniato dal vescovo e, poco dopo,
al Centro Leo diretto dalla dott. Alina Skobà, dopo la Conferenza Internazionale “La Gioconda svelata dalla scienza” a cura dell’ing. Pascal Cotte e del ricercatore Sylvain Thiuermel nello stesso Centro.

Sorprese e Curiosità

Un libro davvero prezioso che fa scoprire storia, aneddoti di vita e bellezze di alcune delle ville più suggestive che si trovano nel nostro territorio. Grazie a Rossana Ragionieri che ha scritto i testi e Nilo Capretti che ha scattato bellissime foto e grazie alla Misericordia di Empoli che ha ospitato la presentazione molto partecipata di oggi pomeriggio. (Brenda Barnini )

Garibaldi a Livorno

Per gli appassionati di storia garibaldina questa vicenda, a molti sconosciuta, ha lo stesso valore della scoperta di una miniera di diamanti. Le orme di questa storia conducono a Livorno, dove troviamo cimeli risorgimentali che richiamano all’eroe dei due mondi. Qui c’è una famiglia, gli Sgarallino, che come scrive Rossana Ragionieri nel libro Garibaldi a Livorno. Quando gli Sgarallino vestivano la camicia rossa, «del garibaldinismo fece e fa ancora una ragione di vita».

LA CHIESA DEI SANTI SIMONE E GIUDA SULLA COLLINA DI CORNIOLA
L’evento è stato curato e organizzato dall’Associazione Turistica Pro Empoli con la Misericordia di Empoli. Presenti l’assessore alla cultura Eleonora Caponi, il Governatore della Venerabile Arciconfraternita, l’onorevole Dario Parrini, la Presidente della Pro Empoli.

LE PAURE DEL MIO PAESE

Nino Bini

2 foto una di un fantasma qualsiasi e una la consegno prossimamente.
Alcuni ricordi di fantasmi, streghe, diavoli vari appartengono al periodo compreso tra il 1850 e il 1950 e sono ricavati dalle antiche cronache, dai ricordi dei miei nonni e bisavoli, da quelli degli amici e da testimonianze orali di volenterosi concittadini.
Il buio era l’habitat naturale di ogni strana parvenza. I lumi accesi lungo le strade gettavano ombre e penombre suggestive in punti diversi. Era Tonino, una guardia comunale, incaricato delle accensioni. Spesso doveva intraprendere e vincere una vera e propria battaglia con la tramontana che fischiava lungo le nostre strade e pareva soffiare per impedirgli di dar fuoco agli stoppini. Quando il tedesco Klein, per la fornitura della luce elettrica sia pubblica che privata, impiantò una centralina a carbone nello scantinato della sua abitazione nell’angolo tra via Cavour e piazza XXIV luglio, pareva il momento buono per la fuga di tutti gli spiriti e delle paure che animavano la comunità.
L’attesa inaugurazione avvenne il I° maggio 1898 alle ore 21. Le lampade collocate in piazza Farinata degli Uberti si accesero, facendo gridare di meraviglia. Subito dopo, però, il signor Klein, tra le urla di vergogna, assistè ad una subitanea fuga di molte donne per l’inaspettato bagliore, che metteva in mostra le tante toppe cucite sulle lunghe sottane, allora in uso. Il povero Klein si domandava il perché di quel subbuglio, mentre i musicisti presenti per l’occasione davano fiato agli ottoni con le note di una canzone in voga, chiamata dagli empolesi “La bella inglesina”.
Le paure di notturni personaggi, tuttavia, non cessarono subito perché, ancora nel secondo decennio del Novecento, i fantasmi furono visti nei pressi del cimitero comunale.
E’ necessario però presentare l’originale personaggio, oggetto dell’accaduto. Abitava a Empoli un poveruomo conosciuto da tutti con il soprannome di “Raspino, con cento metri di budella vuote”. Si dichiarava anarchico e non aveva mai chiesto l’elemosina; al massimo aspettava che il fruttivendolo mettesse fuori il cesto con i torsoli di cavolo o le ceste con la frutta marcita e invendibile, per portarseli a casa, previa richiesta e autorizzazione del verduraio.
Poco dopo la sua morte ebbero inizio le prime voci. Si raccontava come l’anima di Raspino veleggiasse lungo il muro del camposanto, lamentandosi e pentendosi della sua miscredenza in vita.
Intorno al 1920, alcuni amici, seduti al caffè del Nacchi, decisero di recarsi sul posto per vedere con i propri occhi questa ombre piagnucolosa. In una notte senza luna si avvicinarono alla zona dell’apparizione e videro, in effetti, un’ombra che pareva camminare sospesa nell’aria. Senza timore ed in silenzio entrarono nel cimitero, sorprendendo un insolito spettro che camminava sospeso, sì, ma su trampoli di legno alti quanto il muro di cinta. Svelti dettero uno scrollone alle protesi di legno e la controfigura di raspino, perduto l’equilibrio, cadde in terra lamentandosi, questa volta con ragione, per il dolore avvertito.
Si trattava, in realtà, di un povero saltimbanco che, per un tozzo di pane, recitava per qualche mandante il lamento del peccatore. Aiutato dai coraggiosi burloni con qualche moneta, quest’uomo abbandonò i panni dello spettro nel macabro spettacolo del pentito e sparì dalla circolazione.

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